Il 22 ottobre 2026, la storica cantina Carmel Mizrahi diventa il palcoscenico di un viaggio tra archeologia, tradizioni vinicole e cultura del territorio, con incontri, visite guidate e degustazioni alla scoperta del patrimonio enologico israeliano. |
A Rishon LeZion, a sud di Tel Aviv, il fascino delle antiche cantine incontra la storia e la cultura del vino israeliano. Il 22 ottobre 2026, gli spazi della storica cantina Carmel Mizrahi faranno da cornice alla dodicesima edizione dell’appuntamento dedicato alla salvaguardia delle attività artigianali storiche, un’occasione per esplorare il patrimonio vitivinicolo del territorio attraverso il dialogo tra archeologia, architettura e tradizione enologica.
Ricercatori, enologi ed esperti di conservazione si confronteranno sull’evoluzione della viticoltura, dalle sue radici più antiche alle sfide contemporanee, con uno sguardo rivolto al recupero e alla valorizzazione dei luoghi storici della produzione.

Promossa dal Consiglio per la conservazione dei siti del patrimonio in Israele e dall’Associazione degli architetti, in collaborazione con il Comune di Rishon LeZion e Icomos Israele, l’iniziativa sarà ospitata nel suggestivo “Salone architettonico”, la galleria dell’Associazione degli architetti situata all’interno del complesso della cantina, testimonianza del legame tra memoria industriale, identità locale e cultura del vino.Dalle viti antiche alle scoperte archeologiche
Il programma ripercorrerà la cultura del vino attraverso le testimonianze della coltivazione e delle tecniche di lavorazione. Il professor Elyashiv “Shivi” Drori, dell’Università di Ariel, presenterà le ricerche sulle viti antiche e sugli impianti di pigiatura, mentre Lior Schwimer, responsabile del patrimonio per il distretto meridionale dell’Autorità israeliana per la natura e i parchi, approfondirà lo studio e la ricostruzione della produzione vinicola di epoca bizantina negli altopiani del Negev.
Alla vicina Yavne sarà dedicato l’intervento dell’archeologo Jon Seligman, tra i responsabili degli scavi dell’Autorità israeliana per le antichità. Qui è stato rinvenuto un vasto complesso vinicolo risalente a circa 1.500 anni fa, considerato il più grande finora conosciuto al mondo di epoca bizantina. I ritrovamenti comprendono cinque impianti di pigiatura e strutture destinate alla produzione e alla conservazione del vino: secondo le stime dei ricercatori, la capacità produttiva raggiungeva circa due milioni di litri l’anno.

La nascita dell’industria moderna e il futuro del patrimonio
Il passaggio alla produzione moderna sarà raccontato da Yiftach Peretz e Matan Zisling, enologi delle cantine Carmel, attraverso il ruolo del barone Edmond de Rothschild e lo sviluppo della cooperativa dei viticoltori. Yaakov Shaked, autore di un dizionario enciclopedico dei termini del vino, approfondirà invece il lessico vinicolo in ebraico.
Fondata alla fine dell’Ottocento, la cantina di Rishon LeZion fu uno dei nuclei della moderna industria vinicola locale.
Il suo recupero offrirà lo spunto per discutere come conservare gli edifici produttivi storici e integrarli nella vita urbana. Gli architetti Maor Goichman, dello studio Mandel Architects, e Zvika Kamil, responsabile della conservazione del patrimonio del Comune, illustreranno il lavoro di documentazione e il percorso di trasformazione del complesso.
“Rishon LeZion, fondata nel 1882, fondata nel 1882, fu la prima moshava, una colonia agricola della prima ondata di pionieri dell’Aliyah, nella Terra d’Israele – ha dichiarato Avital Kotzer Adari, direttrice dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo – La cantina, fondata nel 1889, fu la prima e la più grande cantina industriale moderna del suo genere in Israele. Quando la mia famiglia arrivò dall’Ucraina scelse di stabilirsi in quest’area della Terra di Israele per poi trasferirsi in un’altra zona del vino, sempre nel nord di Israele, dove sono cresciuta e dove mio nonno si dedicò alla coltivazione dell’uva, seguendo proprio le orme del mio bisnonno che aveva lavorato come contabile proprio nella cantina di Rishon LeZion. La produzione del vino nel nord di Israele rappresenta quindi non soltanto una pagina importante della storia del mio Paese, ma anche una parte della storia della mia famiglia e delle mie radici”.
Visita guidata e degustazione
Alle conferenze seguiranno una visita alla cantina, accompagnata dagli architetti Maor Goichman, Yariv Mandel e Zvika Kamil, e un laboratorio di analisi sensoriale e degustazione condotto dall’enologa Roni Saslove. Il convegno sarà moderato da Michal Halevi-Bar, direttrice del distretto centrale del Consiglio per la conservazione dei siti del patrimonio.

La storia del vino in Israele
La storia del vino in Israele racconta anche la capacità di trasformare il territorio attraverso agricoltura, conoscenza e innovazione. Una storia che, dalle prime cantine della fine dell’Ottocento, arriva oggi fino ai vigneti del Negev, dove la vite cresce in un ambiente desertico caratterizzato da condizioni climatiche particolari.
Nel 2026 il Negev è stato ufficialmente riconosciuto come Appellation/Indicazione Geografica, un importante riconoscimento dell’identità del suo terroir e della specificità della produzione vinicola del deserto. Il vino diventa così anche una chiave per scoprire il Negev attraverso i suoi vigneti, le cantine, il patrimonio agricolo antico e l’innovazione contemporanea, contribuendo allo sviluppo di una nuova e distintiva esperienza di enoturismo in Israele.










