Nel cuore della Val d’Illasi, lungo l’antica Via Postumia, Tenuta Santa Maria alla Pieve custodisce le radici della tradizione vitivinicola della famiglia Bertani. Da una proprietà secolare in capo a Gaetano Bertani nasce Lepiga, un Soave che esprime l’identità di un cru storico e il carattere di uno dei vigneti più antichi della denominazione, intrecciando memoria, territorio e cultura del vino. |
A Colognola ai Colli, nel cuore della Val d’Illasi, Tenuta Santa Maria alla Pieve è il luogo in cui affonda le radici il legame della famiglia Bertani con il Soave. Entrata nei possedimenti familiari nella prima metà dell’Ottocento, la tenuta si trova all’estremo meridionale della valle, in un territorio di confine tra la Valpolicella Doc e il Soave Doc, dove la storia della viticoltura incontra una spiccata vocazione enologica.
È qui che ha preso vita il primo Soave dell’azienda ottenuto esclusivamente da uve Garganega. Una tradizione che oggi rivive nel Lepiga Soave Doc, cru espressione di una delle vigne più antiche della denominazione, capace di raccontare l’identità del territorio attraverso un’interpretazione che intreccia memoria vitivinicola, rispetto per la terra e valorizzazione delle sue peculiarità.
“Alla Pieve lavoriamo la Garganega con la stessa attenzione che dedichiamo alle nostre parcelle di Corvina: cambiano il vitigno e i tempi, ma non il metodo. Anche qui la selezione in vigneto, le basse rese e il rispetto dell’identità del territorio rappresentano il punto di partenza di ogni scelta – dichiarano Giovanni e Guglielmo Bertani, oggi alla guida di Tenuta Santa Maria alla Pieve – Conserviamo ancora oggi la selezione massale sviluppata negli anni su questo vigneto: viti tra i 68 e i 70 anni che continuano a raccontare il carattere di questi suoli calcarei. È da questa vigna che nasce Lepiga, il nostro modo di interpretare il Soave”.
Dove si trova la Tenuta Santa Maria alla Pieve
Sorge lungo il tracciato dell’antica Via Postumia, la strada romana che collegava Genova ad Aquileia passando per Verona. La proprietà, che conta 22 ettari a vigneto, ricalca probabilmente ancora i confini della centuriazione romana, come suggeriscono i frammenti di catasto romano rinvenuti a Verona. La proprietà confina inoltre con l’omonimo santuario Santa Maria della Pieve di Colognola, edificato su un tempio romano decorato con foglie e grappoli di vite: un’ulteriore testimonianza dell’antichissima vocazione vitivinicola del luogo.
Sotto uno dei vigneti della tenuta è stato riportato alla luce un villaggio neolitico, sotto un altro tracce di un insediamento romano, ritrovamenti verificati dalla Soprintendenza con scavi dedicati. Nel corso dei secoli, il complesso ha attraversato diverse epoche e funzioni: prima avamposto fortificato scaligero, poi monastero olivetano, infine posto di comando generale di Massena durante la battaglia di Caldiero del 1805, prima di diventare la cantina di famiglia dedicata ai vini bianchi.
Fu proprio qui che, nella prima metà dell’Ottocento, la famiglia Bertani iniziò a produrre il proprio Soave, valorizzando la Garganega coltivata su un terreno eccezionalmente calcareo, ideale per i vini bianchi, e in un clima mitigato dalle influenze montane provenienti dalla Val d’Illasi. Nel tempo è stata sviluppata una selezione massale che ancora oggi viene conservata e che costituisce il patrimonio genetico del vigneto storico, le cui viti, con un’età compresa tra i 68 e i 70 anni, sono state inserite da Jancis Robinson nell’Old Vine Registry tra le più antiche dell’intera regione.

Lepiga Soave Doc: un single vineyard di Garganega in purezza
Da questo vigneto nasce il Lepiga Soave Doc, un single vineyard di Garganega in purezza che interpreta il territorio attraverso precisione agronomica e pazienza. La vendemmia viene effettuata esclusivamente a mano in tre passaggi, seguendo le diverse fasi di maturazione dei grappoli: il primo preserva freschezza e acidità, gli ultimi ricercano piena maturità e complessità. Le diverse masse vengono vinificate separatamente dopo una breve macerazione a freddo; segue la fermentazione in vasche di acciaio a temperatura controllata (16-18°C), l’assemblaggio e un lungo affinamento sulle fecce fini con bâtonnage, che dona al vino struttura e profondità senza intaccarne la purezza aromatica.
Il risultato è un bianco verticale e minerale, caratterizzato da tensione sapida, profondità ed eleganza, capace di esprimere con autenticità il carattere dei suoli calcarei della tenuta e di dialogare alla pari con i grandi cru del Soave e i bianchi di terroir europei.

Tenuta Santa Maria alla Pieve ed il percorso avviato da Gaetano Bertani
La valorizzazione di Tenuta Santa Maria alla Pieve prosegue inoltre il percorso avviato da Gaetano Bertani negli anni Novanta. Dopo quasi quarant’anni di vendemmie di Amarone Classico, animato dal desiderio di riconnettere la famiglia con la storia che dall’esilio ottocentesco la legava alla Francia e appassionato di Chardonnay e Merlot, Gaetano si recò oltralpe per consultare quelli che all’epoca erano considerati i vivaisti di riferimento per molti grandi cru francesi.
Attraverso lo studio dei suoli e del microclima vennero impiantati, nel 1991 e nel 1993, i vigneti ad alta densità (9.000 ceppi/ettaro) da cui oggi nascono Torre Pieve, Chardonnay IGT Verona, il cui nome richiama la pieve romanica già citata, e Decima Aurea, Merlot IGT Verona, il cui nome deriva dalla pietra miliare del decimo miglio della Postumia da Verona.
Accanto a queste varietà venne inoltre piantato, per la prima volta a Verona, un vigneto di Syrah, oggi protagonista del blend dell’Igt Pragal insieme a Corvina e Merlot. Anche in questa sperimentazione su varietà lontane dalla tradizione veronese, la tenuta applica lo stesso metodo che oggi guida il lavoro sulla Garganega: partire sempre dallo studio del luogo, prima ancora che dal vitigno.
Oggi Tenuta Santa Maria alla Pieve affianca Tenuta Santa Maria, la proprietà storica della famiglia Bertani dedicata ai grandi vini della Valpolicella. Insieme, le due tenute fondate da Gaetano Bertani e oggi guidate dai figli Giovanni e Guglielmo custodiscono anime diverse, ma complementari: da una parte l’Amarone, dall’altra il Soave, con le sue vigne storiche, le selezioni massali e un territorio che da oltre duemila anni lega la propria identità alla coltivazione della vite: un patrimonio di cui Lepiga è oggi l’espressione più autentica.
Due parole su Tenuta Santa Maria
La Tenuta è una delle realtà vitivinicole più antiche e significative della Valpolicella. Ad Arbizzano di Negrar, nel cuore della Valpolicella Classica, la cantina monumentale e il brolo cintato di 22 ettari costituiscono un sistema produttivo unitario e storico, le cui origini risalgono al XVI secolo.
È proprio in questa cantina che nel 1936 l’Amarone prese forma come vino secco, un passaggio fondamentale che ancora oggi orienta lo stile e la filosofia produttiva della tenuta. Attualmente la gestione è affidata ai fratelli Giovanni e Guglielmo Bertani, che proseguono il lavoro del padre Gaetano portando avanti una tradizione basata su precisione agronomica, appassimento nei fruttai storici e lunghi affinamenti. La produzione si articola tra la sede di Negrar e la tenuta di Colognola ai Colli, nel cuore della Doc Soave.









