Dalla terra al piatto, un progetto di gusto targato Padova

Il Caffè Pedrocchi di Padova ha fatto da cornice alla presentazione del progetto “Dalla Terra al Piatto” nato per valorizzare le eccellenze agricole del territorio. L’iniziativa –  promossa da CIA, Coldiretti e Confagricoltura con il contributo della Provincia di Padova –  è stata raccontata dal noto conduttore televisivo Patrizio Roversi.

Testo di Elena Cardinali

L’Italia è un mosaico di nicchie di gusto, dalle materie prime fino alla tavola. Non c’è regione o provincia che non abbia una collezione di particolarità, sempre bellissime da scoprire. A Padova, per valorizzare le proprie eccellenze agricole, è nato un progetto di divulgazione culturale che si chiama “Dalla Terra al Piatto”, promosso dalle associazioni di categoria Cia, Coldiretti e Confagricoltura, con il patrocinio e il contributo della Provincia di Padova.

Punto forte di questo progetto è stata la realizzazione di tre videoclip realizzati in tre zone particolari dell’area patavina, con imprenditori locali, intervistati dal noto conduttore televisivo Patrizio Roversi. Le aree interessate sono l’Alta Padovana con i suoi prati stabili e la filiera lattiero-casearia, i Colli Euganei con la produzione di olito extravergine d’oliva e la Bassa Padovana con il vino Friularo di Bagnoli Docg.

Il progetto presentato a Padova allo storico Caffè Pedrocchi

Il progetto è stato presentato allo storico Caffè Pedrocchi di Padova a cui il senatore Antonio De Poli e il Consigliere provinciale delegato all’Agricoltura Vincenzo Gottardo insieme ai rappresentanti delle associazioni agricole, Luca Trivellato, Michele Barbetta e Roberto Lorin. Presente anche una delegazione del Gist, il Gruppo italiano stampa turistica del Triveneto.

I prati stabili ed il foraggio per gli allevamenti di bestiame

I prati stabili, spieghiamo subito, sono prati permanenti, che non vengono seminati ma solo concimati periodicamente con stallatico naturale e che forniscono spontaneamente numerose varietà di erbe, le quali, a loro volta, diventano il foraggio per le mandrie degli allevamenti della zona.

Un cibo tutto naturale per gli animali e un grande vantaggio per l’ambiente che resta incontaminato. Risultato, dei formaggi a pasta molle e stagionati che profumano di erbe e di fiori e dal gusto inimitabile, buoni da soli o per la preparazione di molti piatti. Ne hanno portato un assortito assaggio i titolari dell’azienda Fratelli Nicolin di San Pietro in Gu, dove si sono concentrate le attività di allevamento delle bovine da latte e di trasformazione diretta del latte in formaggio.

Olio Evo del Frantoio di Cornoleda di Cinto Euganeo

Altra sorpresa per il palato il saporito olio extravergine d’oliva (Evo) del Frantoio di Cornoleda, a Cinto Euganeo, nato nel 2008 dalla passione di Devis e Jaci Zanaica per l’olivicoltura. Grazie a una costante attenzione alla qualità e alla valorizzazione delle cultivar autoctone, il Frantoio di Cornoleda si è fatta un nome a livello nazionale e internazionale per i suoi oli Evo monovarietali tra cui spicca il Grignano, più volte premiato come miglior olio monovarietale d’Italia.

Inoltre il Frantoio produce anche blend di oli e oli aromatizzati, sempre con prodotti naturali, per le varie preparazioni di cucina. Alla produzione di olio Evo l’azienda ha anche affiancato una linea cosmetica a base di olio Evo a marchio H2olive.

Friularo un vino antichissimo già citato da Plinio in Vecchio

E non poteva mancare un brindisi con il Vino Friularo di Bagnoli Docg coltivato e prodotto da oltre una trentina di aziende nella zona di Conselve su circa 35 ettari nella Bassa Padovana. La caratteristica del Friularo è la vendemmia tardiva che si svolge in autunno inoltrato e contribuisce a definire il profilo organolettico di un vino rosso dalla spiccata personalità.

Genotipo locale del Raboso Piave, il Friularo affonda le sue radici in epoche antiche, citato già da Plinio il Vecchio che attribuiva il sapore particolare dei vini patavini alla consuetudine di “maritare” la vite al salice. Nei secoli il Friularo ha continuato ad essere prodotto fino a quando negli anni Settanta e Ottanta ha cominciato ad essere “snobbato” in favore di vitigni internazionale come il Merlot e il Cabernet.

La svolta è arrivata una ventina d’anni fa con la riscoperta di antiche tecniche di appassimento delle uve e di invecchiamento che hanno restituito risultati di grande qualità ridando al Friularo un ruolo di primo piano nelle produzioni nazionali, fino all’ottenimento, nel 2011, della Docg.

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