Teatro Massimo di Palermo: tempio della lirica e dell’arte

È il più grande edificio teatrale lirico d’Italia, e uno dei più grandi d’Europa. Ambienti di rappresentanza, sale, gallerie e scale monumentali circondano il teatro vero e proprio, formando un complesso architettonico di grandiose proporzioni. Il programma degli spettacoli si caratterizza sempre per opere di grande rilevanza come le due rappresentazioni di febbraio marzo: Dido and Æneas di Henry Purcell, capolavoro del melodramma britannico, e Semiramide di Gioachino Rossini  

Testo di Claudia Sugliano

Teatro Massimo: uno degli edifici più straordinari di Palermo.© Claudia Sugliano

Visitare Palermo  garantisce sempre forti emozioni e per gli appassionati di musica lirica il Teatro Massimo è una tappa imprescindibile. Sulla centrale piazza Giuseppe Verdi  questo imponente edificio, terzo per grandezza in Europa, progettato nella seconda metà del XIX secolo dal palermitano Giovan Battista Filippo Basile, fra i principali architetti italiani dell’800, si staglia con la sua maestosa facciata in stile neoclassico, la cui scalinata, fiancheggiata da due leoni di bronzo, su cui troneggiano le statue della Tragedia e della Lirica, conduce al grandioso pronao.

Il programma musicale di febbraio-marzo è stato di particolare interesse, presentando due opere eccezionali, ma raramente eseguite, Dido and Æneas di Henry Purcell, e Semiramide di Gioachino Rossini.

Martina Licari (Belinda) Dido and Aeneas. Teatro Massimo Palermo. Ph.© Lannino

Dido and Æneas: la tragica fine della regina di Cartagine

 La prima, capolavoro barocco in tre atti del compositore inglese su libretto di Nahum Tate, ispirato all’Eneide virgiliana, dal 20 al 24 febbraio ha messo in scena il contrasto tra la corte di Cartagine e il mondo  oscuro delle streghe, in un certo senso coprotagoniste dell’opera.

Al centro della vicenda è la drammatica scelta di Dido, Didone, che con incredibile lucidità e serenità decide di darsi la morte, quale unica possibile via d’uscita alla sua infelice storia d’amore con Aeneas, Enea.

Il regista Lorenzo Amato ha evidenziato come “la produzione abbia cercato di dare risposta a quest’addio, lasciandolo però volutamente avvolto dalla musica sublime”. L’orchestra e il coro del teatro erano guidati dal Maestro Gabriele Ferro, direttore musicale onorario della Fondazione; a dare voce alla struggente figura della regina, il soprano Roberta Mameli, grande interprete del repertorio barocco e, accanto a lei, nel ruolo del principe troiano, il baritono britannico Dominic Sedgwick.

Ottime le interpretazioni di Martina Licari (Belinda) e Aya Wakizono (la Maga Sorceress)

Se luminosa  è stata l’interpretazione, offerta dal soprano Martina Licari, di Belinda, sorella di Dido, e che la spinge fra le braccia  di Aeneas, Aya Wakizono, mezzosoprano molto apprezzato nel repertorio rossiniano e barocco,  si è rivelata  una potente Sorceress, la Maga che, insieme alle streghe, complotta per causare la caduta della protagonista.

Culmine di uno spettacolo colmo di emozioni il celebre brano finale “When I’m  laid in earth”,  “Quando sarò deposta nella terra”, lamento della regina che sta per darsi la morte,  e insieme preghiera con cui lei chiede di essere ricordata, ma che il suo tragico destino venga dimenticato.

Mirco Palazzi (Assur) Semiramide Teatro Massimo Palermo.© Rosellina Garbo_Teatro Massimo Palermo

Semiramide: un’altra regina sul palcoscenico del Teatro Massimo

Da un secolo e mezzo il melodramma tragico in due atti Semiramide di Gioachino Rossini mancava da Palermo, dov’era stato rappresentato  al Politeama Garibaldi, e a colmare  questo lunghissimo vuoto temporale è stata, l’11 marzo ( con repliche fino al 18 marzo) la prima  dell’opera nell’originale allestimento   dell’Opéra de Rouen-Normandie  per la regia di Pierre-Emmanuel Rousseau, che ne firma anche scene e costumi.

Senza dubbio inconsueta e affascinante l’ispirazione da cui questi è stato guidato nel presentare la drammatica, oscura vicenda – tratta dalla Sémiramis di Voltaire – della regina babilonese Semiramide che, dopo avere avvelenato con l’aiuto dell’amante Assur il marito, re Nino,  molti anni dopo s’innamora  di Arsace, giovane e valoroso guerriero, in realtà il figlio Ninia, creduto morto e  legittimo successore al trono.

Ma sarà proprio nel mausoleo del defunto marito che si compirà la tragedia-catarsi finale di un’opera che per la sua forza non lascia respiro, quando Arsace, inconsapevolmente, trafigge a morte la madre, scambiandola per il rivale Assur.

La scelta registica ha trasposto la mitica vicenda, narrata con passione dalla coinvolgente musica rossiniana, in una New York contemporanea e decadente, con suggestioni cinematografiche riprese da Eyes Wide Shut  di Stanley Kubrick e  da Miriam si sveglia a mezzanotte,  cult horror-erotico del regista Tony Scott, interpretato da Catherine Deneuve e David Bowie.

Semiramide: a dx Vasilisa Berzhanskaya.© Rosellina Garbo_Teatro Massimo Palermo

I protagonisti vestono abiti dell’alta moda francese

I protagonisti, altra scelta originale e d’effetto, vestono abiti haute couture francese di Yves Saint-Laurent e  Givenchy.  Davvero grandi sono gl’interpreti, Vasilisa Berzhanskaya (a cui si alterna Maria Grazia Schiavo) nel ruolo principale, che il compositore pesarese scrisse per la sua amata musa Isabella Colbran e, in uno dei più importanti ruoli rossiniani en travesti, quello di Arsace,  figura che per la sua purezza si distingue in un mondo corrotto, il mezzosoprano palermitano Chiara Amarù, in alternanza  con Giger Costa-Jackson. Mirco Palazzi e Nahuel Di Pierro  interpretano Assur, amante di Semiramide, principe ambizioso e spietato.

Di assoluto prestigio il direttore Christopher Franklin, grande esperto del repertorio rossiniano e  direttore principale dell’Opera di Minneapolis,  che ha guidato in modo impeccabile l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo (preparato dal maestro Salvatore Punturo).

Extinction, opera dell’artista milanese Max Papeschi con l’installazione Zwergen Dämmerung nel giardino esterno del Teatro Massimo.© Claudia Sugliano

L’arte contemporanea dialoga con il Teatro

A testimoniare il forte legame del Teatro Massimo con la città e l’interesse della Fondazione lirica per tutte le espressioni artistiche, il giardino esterno dove si erge il busto di Giuseppe Verdi ospita uno dei tre interventi diffusi in città di Extinction, opera dell’artista milanese Max Papeschi, provocatorio progetto, già presentato a Milano, Parigi e Matera, che mette in evidenza l’assurdità della nostra epoca attraverso guerre, idolatria, decadenza culturale e autodistruzione.

Zwergen Dämmerung (Il Crepuscolo dei nani) è un’installazione comprendente 47 statue monumentali che ai poderosi corpi dei celebri guerrieri di terracotta di Xi’an, sovrappongono  fiabesche teste di nani da giardino.

Come ha bene sottolineato il sovrintendente Marco Betta, “l’armata dissacrante dei guerrieri di Papeschi crea un cortocircuito visivo con l’architettura monumentale del Teatro.. un’occasione per riflettere su un’idea di estinzione che riguarda soprattutto i modelli culturali”. Nell’allestimento, curato dall’architetto Giovanni Musica di studio MGAlab, si evidenza un forte contrasto tra eroico e grottesco, alto e basso, in un luogo che non è soltanto un tempio della musica, ma rappresenta anche un simbolo della cultura europea, il Teatro Massimo.

Infoline

Fondazione Teatro Massimo di Palermo

Piazza Verdi – Palermo

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