Il legame tra Loison e Slow Food nasce nei primi anni ‘90 come affinità culturale. Dario Loison è tra i primissimi aderenti con la tessera n. 28 socio a vita, e nel 1995 l’azienda formalizza l’adesione. I principi “buono, pulito e giusto” si concretizzano in lievito madre, lunghe lievitazioni, canditure personalizzate e una selezione attenta di filiere e produttori, orientata a qualità, tutela dei territori e responsabilità. Nel tempo entrano in ricetta ingredienti Presìdi Slow Food: Mandarino Tardivo di Ciaculli, Chinotto di Savona, Pistacchio Verde di Bronte, Sciroppo di rose liguri, Vaniglia Mananara/Bourbon del Madagascar. Nel 2014 arriva il Premio Slow Pack, che riconosce il packaging come racconto culturale.
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Il rapporto tra Loison Pasticceri dal 1938 e Slow Food nasce in una fase precoce della storia del movimento e si sviluppa nel tempo come un percorso di affinità culturale, prima ancora che come collaborazione strutturata. È una relazione che attraversa oltre 30 anni della cultura gastronomica italiana, intrecciando artigianalità, attenzione alle materie prime, tutela della biodiversità e responsabilità d’impresa.
Le origini: una scelta culturale negli anni Novanta
Il legame affonda le sue radici all’inizio degli anni Novanta, quando Slow Food muove i primi passi come movimento culturale dedicato alla difesa del cibo di qualità e delle tradizioni gastronomiche. Dario Loison rientra tra i primissimi aderenti al movimento, ed è anche titolare della tessera n. 28 socio a vita, rilasciata ai soci credenti e sostenitori.
Nel 1992 assume la guida dell’azienda di famiglia, avviando una fase di profondo ripensamento del ruolo della pasticceria artigianale. Pochi anni dopo, nel 1995, l’impresa formalizza l’adesione a Slow Food (all’epoca Arcigola), dando struttura a un percorso che non nasce da esigenze di posizionamento o comunicazione, ma da una condivisione di valori: rispetto per il prodotto, per il tempo della lavorazione e per le comunità che custodiscono le materie prime.

Un sodalizio umano che diventa una relazione duratura
Dario Loison racconta questo cammino come qualcosa che va oltre l’orgoglio personale. Più che una scelta strategica, è stato un incontro naturale, nato da una convinzione profonda: il valore della biodiversità, delle tradizioni produttive e dei territori che le esprimono. Sostenere i Presìdi Slow Food è apparso fin dall’inizio coerente con un modo di intendere il cibo e il lavoro artigiano.
Da questa visione prende forma, nel tempo, un rapporto spontaneo e continuativo con il mondo Slow Food e con Carlo Petrini. Un ruolo significativo lo ha avuto Enrico Azzolin, allora Governatore Veneto e riferimento del movimento nel Nord Est, con il quale l’azienda ha promosso per anni degustazioni e incontri nelle condotte Slow Food delle Tre Venezie, contribuendo alla diffusione di una cultura del prodotto fondata su qualità e origine.
È sempre Azzolin a favorire l’incontro nel 1996 con Silvio Barbero, allora segretario dell’organizzazione a Costabissara. Da quel momento la traiettoria si intreccia in modo ancora più evidente con Slow Food: i panettoni Loison entrano sugli scaffali della nascente Eataly come espressione di un modo di produrre “slow”, mentre in altri contesti il simbolo della chiocciola accompagna i dolci nei mercati internazionali.
“Buono, pulito e giusto” tradotto in pasticceria
I tre pilastri del pensiero Slow Food trovano una traduzione concreta nel modo in cui Dario Loison interpreta la pasticceria artigianale.
- Buono, come ricerca costante dell’equilibrio organolettico ottenuta attraverso la selezione rigorosa delle materie prime, l’uso esclusivo del lievito madre e una lavorazione che lascia emergere in modo naturale profumi, consistenza e armonia del gusto.
- Pulito, come rispetto dei tempi naturali della pasticceria artigianale Loison: lunghe lievitazioni e canditure personalizzate sviluppate su ricettazione Loison, realizzate senza l’uso di solfiti, per preservare l’integrità della materia prima e la qualità finale del prodotto.
- Giusto, come scelta consapevole delle filiere e dei produttori, spesso di piccola scala, anche quando questo comporta una maggiore complessità gestionale e produttiva, nella convinzione che il valore del prodotto passi anche dalla tutela delle persone, dei territori e dei saperi agricoli.
Queste decisioni non rappresentano sempre la via più semplice dal punto di vista operativo, ma esprimono una presa di posizione etica coerente con la visione Slow Food.

Il Premio Slow Pack 2014: il packaging come racconto culturale
Il rapporto tra Loison Pasticceri dal 1938 e Slow Food si esprime anche attraverso un ambito spesso sottovalutato ma centrale nella cultura del cibo: il packaging, inteso come strumento di racconto, trasparenza e responsabilità.
Nel 2014 l’azienda riceve il Premio Slow Pack al Salone del Gusto di Torino, riconoscimento assegnato alla capacità di raccontare con coerenza ed eleganza la storia del prodotto attraverso il packaging primario, secondario e terziario. Un premio che valorizza una visione dell’imballaggio non come semplice involucro, ma come parte integrante della filiera, capace di comunicare valori, origine e metodo produttivo.
Durante la stessa edizione del Salone del Gusto, lo spazio Loison registra una partecipazione significativa, con oltre 100 chili di panettoni degustati, a conferma di un interesse che va oltre il prodotto e coinvolge il racconto che lo accompagna.
Il Premio Slow Pack si inserisce così come riconoscimento emblematico di una traiettoria coerente che unisce ingredienti, lavorazioni e comunicazione visiva, rendendo il packaging una vera estensione culturale del prodotto.
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