L’ultima fatica letteraria di Mario Bellini, la quarta in ordine di tempo, è un’opera ambiziosa, stratificata e fortemente ibrida, collocabile tra un romanzo storico, un thriller archeologico, una riflessione filosofico-politica ed una narrazione distopica. |
“Il Pozzo di Olao” è l’ultima fatica letteraria di Mario Bellini, la quarta in ordine di tempo. Il libro da poco dato alle stampe dalle Edizioni Arstudio è un’opera ambiziosa, stratificata e fortemente ibrida (in quanto mescola elementi di più generi letterari, stili e formati differenti) ed è collocabile tra un romanzo storico, un thriller archeologico, una riflessione filosofico-politica ed una narrazione distopica. Lo stile di Bellini è ricco, digressivo, colto e fortemente personale.
Il testo costruisce un ponte narrativo fra epoche lontanissime: l’antichità preromana e romana dell’area deltizia padana, l’800 di un’aristocrazia ferrarese attratta dai reperti nascosti, e un futuro prossimo segnato da guerra nucleare, collasso civile e sopravvivenza individuale.

Il nucleo profondo dell’opera sembra ruotare attorno alla trasmissione della memoria: la parola, la scrittura, l’iscrizione cifrata, il reperto archeologico e il racconto diventano strumenti attraverso cui il passato continua ad agire sul presente.
Il “pozzo” evocato dal titolo non appare soltanto come possibile luogo fisico di mascheramento o scoperta, ma anche come metafora della profondità storica: un abisso di memorie sepolte, violenze, miti, genealogie territoriali e segreti capaci di riemergere.
L’opera si apre con un’introduzione programmatica, quasi saggistica, che esplicita una visione del mondo molto netta: senza storia non esiste umanità, e senza parola non esiste storia. Da questa premessa nasce una narrazione in cui ogni epoca sembra custodire frammenti di senso affidati alla scrittura: iscrizioni enigmatiche, testimonianze, nomi di luoghi, memorie orali, citazioni colte e codici da decifrare.
L’autore al termine dell’introduzione ricorda che “questo libro ha un suo cuore pulsante in alcune ‘parole’. Seppur estorte, hanno guidato decisioni improvvise che, a detta di molti storici, hanno cambiato la storia del mondo. Qualcuno le ha dette. Qualcuno le ha ascoltate. Qualcuno le ha usate”.
La struttura dell’opera
La struttura dei XXVIII capitoli è composita e non lineare. Il testo procede per salti temporali, alternando piani cronologici distinti:
– 2026 in un futuro prossimo segnato da crisi geopolitiche e situazioni apocalittiche;
– 217 e 216 a.C. Roma, la battaglia di Selva Litana, Italia Centrale e Taranto
– metà ‘800 attraverso il sogno di Rodolfo e la figura del conte Olao Gulinelli;
– 217 e 200 a.C. nella Spina antica e nell’area di Comacchio;
– 2026 un presente universitario precedente ai fatti apocalittici.
Questa architettura crea un effetto di montaggio cinematografico e storico. Gli eventi non sono disposti secondo una progressione lineare, ma secondo una logica di risonanza. Il passato remoto spiega il segreto archeologico; l’800 rappresenta una fase intermedia di scoperta e mascheramento; il 2026 distopico mostra un’umanità tecnologicamente avanzata ma ancora preda della violenza; l’Università funge da spazio della ricerca e dell’interpretazione.
Il testo utilizza una tecnica di incastro: il sogno di Rodolfo apre una finestra sull’800, e l’Ottocento conduce alla scoperta di una sepoltura più antica. A sua volta, il capitolo ambientato nel 200 a.C. fornisce la spiegazione mitico-storica dell’origine del reperto: il Ragno d’Oro di Spina, la tomba di Vibio, la morte di Rufus e la sua sepoltura come guardiano del tesoro.
La struttura sembra quindi costruita come una catena di rivelazioni. Ogni epoca conserva un enigma lasciato dalla precedente. Il lettore viene condotto dentro una stratigrafia narrativa simile a uno scavo archeologico: prima la superficie contemporanea, poi il livello ottocentesco, infine il deposito antico.
La funzione dell’introduzione
L’introduzione ha un ruolo essenziale perché fornisce la chiave teorica dell’opera. Non si limita a preparare il racconto, ma ne dichiara l’orizzonte filosofico: l’essere umano è tale perché conserva e trasmette la memoria. La parola è presentata come “Regina Madre”, generatrice della storia, della letteratura, della politica, della menzogna, della violenza e della salvezza.
Il testo attribuisce alla parola una natura ambivalente. Essa permette poesia, amore, scienza e racconto, ma anche propaganda, tortura, falsificazione e dominio. Gli esempi di Galileo e Giordano Bruno mostrano la parola come oggetto di controllo: il potere teme ciò che viene detto, scritto e trasmesso.
Questa premessa orienta la lettura dei capitoli successivi. Le iscrizioni cifrate trovate nelle tombe non sono semplici dettagli archeologici: sono parole sopravvissute. Sono frammenti di memoria che chiedono di essere decifrati. Il romanzo pare dunque fondato sul rapporto tra parola nascosta e storia rivelata.
Identità territoriale
Il libro è profondamente radicato nella geografia ferrarese, comacchiese e padana che ne diventa uno degli elementi più forti dell’opera. Il territorio emiliano-romagnolo e ferrarese viene restituito con densità toponomastica e conoscenza locale. I luoghi non sono neutri: possiedono spessore storico, geologico e simbolico.
La narrazione non usa il territorio come semplice sfondo, ma come protagonista. Il paesaggio determina le vicende: le paludi fanno sprofondare Spina, le dune fossili offrono luoghi di sepoltura, gli alvei guidano i viaggi, le bonifiche e i drenaggi modellano le comunità. La storia umana nasce dal confronto continuo con acqua, fango, argini e terre instabili.
“Il Pozzo di Olao” è un romanzo della profondità: profondità del tempo, della terra, della memoria e della lingua. Un’opera in cui ogni reperto è una voce, ogni luogo è una stratificazione e ogni parola può diventare salvezza, inganno, condanna o rivelazione. Un libro da leggere tutto d’un fiato.
Infoline
Il Pozzo di Olao
Autore: Mario Bellini
Edizioni Arstudio Portomaggiore
Pagine: 214
Misura: 15×21
ISBN 9788898316601
Prezzo 12 euro.
Per richiedere il libro scrivere a: arstudio1@libero.it con gli estremi per la spedizione oppure telefonare a Giovanni cell. 348-2436088.









